Obesità e pregiudizi

22 febbraio 2008

Chi ha problemi di obesità non deve solamente preoccuparsi delle sue condizioni di salute, ma deve anche affrontare una serie di diffusa serie di pregiudizi che nella nostra società sono molto diffusi.

Il pregiudizio nei confronti degli obeszi rappresenta una sorta di razzismo culturale molto diffuso che si basa su una serie di credenze erronee e stereotipate molto radicate nella cultura dei paesi occidentali.

I pregiudizi più comuni riguardano il fatto che:

* gli obesi sono dei golosi che ingrassano per via della loro smodata golosità

* gli obesi sono degli individui psicologicamente disturbati

* gli obesi sono degli individui senza forza di volontà, altrimenti riuscirebbero a dimagrire

Questi pregiudizi sono tanto più gravi quanto più la ricerca scientifica ha dimostrato la loro falsità, ciònonostante sono idee che quasi tutti coltiviamo. A tal punto che, sebbene lâobesità rappresenti un problema che si sta diffondendo come una epidemia a livello mondiale
(il 20% circa delle donne ed il 30% circa degli uomini del pianeta è destinato a soffrirne entro il 2005), il mondo continua a fare del suo meglio per rendere la vita difficile agli obesi.

Sedersi in una poltrona di seconda classe su un treno od un aereo, entrare in una cabina telefonica, sedersi su una toelette di grandezza standard o nella poltrona di un cinema, passare attraverso i cancelletti contapersone dei supermercati o degli stadi, entrare nellâabitacolo di una moderna berlina di media cilindrata, può essere per un individuo obeso un compito quasi impossibile.

Molti obesi sono troppo grassi anche per la scienza medica: per essere efficacemente contenuti da un lettino operatorio, per stare su una comune sedia a rotelle ospedaliera senza incastrarcisi dentro, per entrare nel tunnel di un apparecchio per tomografia TAC o RMN.

Eppure, se gli ultimi due o tre milioni di anni della storia umana sono da considerarsi indicativi delle tendenze del peso degli individui, lâobesità sembra essere un triste ma inesorabile destino di molti di noi.

L’evoluzione sembra aver privilegiato gli individui che sceglievano cibi grassi ed energetici, il che in origine doveva servire a privilegiare la sopravvivenza di individui che erano capaci di immagazzinare calorie per far fronte agli inevitabili momenti di carestia. Fino a un centinaio di anni fa il sistema ha funzionato bene, anche perchè solo una minima percentuale di individui aveva un accesso illimitato al cibo e/o svolgeva professioni sedentarie.

Con l’avvento delle tecnologie che hanno automatizzato il mondo del lavoro e la nostra vita di tutti i giorni, lâesercizio fisico è diventato, per la maggior parte degli individui che vivono nei paesi occidentali, un optional od un lusso. Ma non per questo, questi individui rinunciano ad alimentarsi con cibi ad alto tenore calorico.

Così si è giunti al risultato che oggi un americano su due è considerato in sovrappeso
(nel 1950 era uno su quattro).
Ed in Italia siamo ad una percentuale di sovrappeso del 40%)

I pregiudizi non serviranno a molto per affrontare il problema, e le pillole miracolose prodotte negli ultimi anni, dalle maggiori ditte farmaceutiche, non sembrano aver dato benefici comparabili ai loro effetti collaterali.

La ricerca si è pertanto dedicata alla ricerca dei geni che controllano il metabolismo dei lipidi e predispongono allâaccumulo del grasso.

Nel frattempo, l’unica cosa che sembra funzionare, è abituarsi ad una alimentazione equilibrata rispetto al proprio dispendio energetico associata ad un regolare programma di attività fisica (secondo il National Instiute of Health americano, sarebbero sufficienti anche solo 30 minuti di attività fisica moderata al giorno).