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E’ stato da tempo dimostrato che più cresce il benessere di una popolazione, più diminuisce la percentuale di reddito che viene investita in alimenti. A questa legge va però aggiunta anche l’osservazione che mano a mano che cresce il benessere di una popolazione si modificano anche le sue scelte alimentari.

Nella fattispecie si è visto che le popolazioni a più alto reddito tendono a consumare una maggior quota di alimenti ricchi in zuccheri e grassi (nei paesi occidentali questo consumo è aumentato di oltre il 20% negli ultimi trent’anni).

In quegli stessi paesi, le persone appartenenti alle fasce di reddito più basse sono quelle che abusano degli alimenti di peggior qualità (i quali, guarda caso, sono anche quelli che costano di meno).

Gli alimenti a maggiore densità calorica (e minor densità nutrizionale) sono quelli i cui costi di produzione si sono ridotti maggiormente facendone gli alimenti di scelta nelle fasce più povere degli abitanti dei paesi industrializzati.

Queste osservazioni hanno portato molti studiosi a postulare polemicamente l’ipotesi (tutt’altro che assurda) che l’obesità, particolarmente diffusa negli strati più poveri delle popolazioni dei paesi occidentali sia un problema di tipo socioeconomico che è strettamente legato ai costi degli alimenti, per il quale debbono essere pensati degli interventi che non possono essere solo di tipo sanitario.

 

2 Commenti

  1. Cely dice:

    Speriamo in questi interventi.

  2. marco del re dice:

    Doc di quali interventi si parla fra gli addetti ai lavori? la prevenzione nelle scuole funziona? e tu cosa ne pensi della tassa sul junk food (cibo spazzatura)? funzionerebbe? avrebbe senso? te lo chiedo da ignorante, senza intenzioni polemiche. secondo me siamo tutti troppo stressati e il cibo è la risposta più veloce e rapida per riempire vuoti cosmici insanabili. dovremmo inspirare felicità ed espirare rabbia, ma credo che stiamo facendo esattamente l’opposto.
    un abbraccio grande doc! (la virgola mettila tu dove vuoi :-)

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