Maledimiele

26 settembre 2010

Photo©Alessio Viola

Periodicamente l’anoressia approda al cinema. E talvolta lo fa con film che valgono la pena di essere visti.

Tutti voi ricorderete sicuramente Primo Amore, quinto film di Matteo Garrone (2004), pellicola di denuncia che prendeva le mosse da un fatto realmente accaduto.

Primo Amore, ad un’occhiata un pò più attenta, parlava in realtà dei giochi di potere all’interno delle coppie e lo faceva prendendo a pretesto l’anoressia che una giovane donna si induceva per compiacere il proprio partner. Quindi a voler essere precisi non era propriamente un film sull’anoressia.

Diverso è il caso di Maledimiele, opera prima del regista Marco Pozzi, presentata quest’anno al festival di Venezia e arrivato nelle sale italiane questa settimana in prima assoluta.

Maledimiele è infatti un film sull’anoressia che racconta la storia di Sara, una ragazza adolescente e della sua discesa nell’inferno dell’anoressia e a differenza di Primo Amore, racconta la malattia attraverso l’analisi delle difficoltà comunicative degli adolescenti.

Ne emerge un quadro in cui l’anoressia viene presentata (come del resto nella realtà) come un linguaggio comunicativo per esprimere un malessere che non ha parole per essere descritto.

Maledimiele, riesce ad evitare tentazioni voyeuristiche e riesce efficacemente a spiegare allo spettatore il dramma dell’anoressia e i vissuti di solitudine e di angoscia che ci stanno dietro. Ed è inoltre un preciso atto di accusa contro la mancanza di comunicazione che impera in molte famiglie borghesi.

Forse un film non perfetto, che risente ancora della scarsa esperienza di un regista di provenienza dcumentaristica, ma sicuramente da vedere.

9 Commenti

  1. Valentina dice:

    Ciao scusate, volevo solo dire che forse non è il caso inserire qui nella barra laterale tutti quei blog…
    solo un consiglio
    baci

  2. Fabio Piccini dice:

    Perchè no, Valentina?

  3. cristina dice:

    perchè io stessa sono andata a sbirciare in mezzo a quei blog cercando consigli su come vomitare, cercando numeri e foto di chi si dichiara affetta dalla mia stessa patologia per vedere se sono più magre o più grasse di me.

    una nottata spesa a gironzolare nei forum di anoressiche e bulimiche che non ha fato altro che aumentare la mia convinzione che, se così tante ragazze soffrono come me, allora forse non è nemmeno il caso di tentare di guarire, tanto di persone malate come me è pieno.

    so che l’intento è buono, ma fidatevi: è controproducente.

  4. miele dice:

    ma cristina…o valentina…tutti quei blog, e sono tanti, che descrivono tecniche di dimagrimento o vomito ecc. sono raggiungibili lo stesso in molti altri modi, se uno li cerca…qui sono messi assieme a quelli di chi sta cercando di guarire, e comunque possono servire a mostrare le varie facce di questi problemi.
    in ogni caso ti auguro tutto il bene, se vuoi confrontarti con noi sei più che benvenuta.

  5. Valentina dice:

    Esattamente come dice Cristina…è già abbastanza il tempo che la nostra mente ci fa stare su quei siti. Trovarli in un sito “per guarire” come questo è controproducente. Non sono malata quindi non devo guarire da niente ma questa potrebbe diventare solo una fonte per scovare altri siti. Poi penso che chhi vuole guarire stia ben lontana da tutto ciò…chi lo vuole davvero. Se io sono capitata qui, ad esempio, non è perchè cerco consigli per allontanarmi da tutto ciò…

  6. Luna Blu dice:

    Valentina…io devo ringraziare questo sito se oggi ne son fuori…quindi magari prima di giudicare cerca di approfondire meglio l’argomento…del resto se non ne sei dentro o non ne sei mai stata dentro…difficilmente puoi capire certe dinamiche!

  7. Simona dice:

    Care valentina e soprattutto cristina, sono stata bulimica e anoressica per otto anni e più e non esistevano ancora blog e siti pro ana e pro mia e nemmeno siti in cui c’erano persone che scrivevano della loro esperienza di malattia per aiutare altre donne o che ti offrivano il loro aiuto. Quindi voi potete leggere in questi siti tanti suggerimenti di conseguenza scegliere di seguire quelli che possono aiutarvi ad uscirne o quelli che vi faranno scivolare ancor di più nella malattia e irrealtà. Io faccio parte delle persone che per fortuna sono uscite dalla malattia, privarsi del cibo o vomitarlo in nome di un aspetto estetico migliore rappresenta solo la manifestazione esteriore , visibile e materiale di una enorme sofferenza interiore a noi stesse invisibile o che non riusciamo a coglire in tutta la sua schiacciante verità. Dopo anni ed anni di sofferenze mentali e fisiche sono riuscita, grazie all’aiuto di persone che mi sono state vicine e soprattutto di uno specialista (un terapeuta), a ritornare in contatto con la realtà, ho cominciato finalmente a vivere la mia vita assecondando i miei bisogni e non quelli degl’altri. Sono molto addolorata quando leggo la testimonianza di donne…come te cristina… che descrivono le stesse sofferenze che hanno afflito me per tanto, tanto tempo. Spero tanto che tu possa farti aiutare subito da qualcuno, dillo alle persone delle quali ti fidi e se vuoi chiedermi qualsiasi cosa sono a tua disposizione.

  8. cristina dice:

    :) grazie, cmq sono già quattro anni che ne sono dentro, non sono una “matricola”. ho accumulato:
    - tre terapeuti, di cui quello che mi segue ora è uno psichiatra.
    -due dietologi.
    -due antidepressivi, un ansiolitico e un sonnifero.
    -un ricovero
    -un tentantivo di suicidio da parte della mia sorellina, che non ne poteva più delle mie scene, alla quale ho rovinato l’adolescenza
    -non pochi ragazzi che mi hanno lasciata.

    insomma… direi che parlo a ragion veduta.

    in ogni caso, grazie per il sostegno. davvero. scusate se sono stata “dura”.
    :)

  9. miele dice:

    ciao cristina, se ti va di condividere e discutere vieni nel post “dedicato a me stessa”, siam tutte lì.
    mi ha colpito la tua frase, più sopra: “se così tante ragazze soffrono come me, allora forse non è nemmeno il caso di tentare di guarire, tanto di persone malate come me è pieno” …anch’io ho spesso letto i blog di ragazze che soffrono di questi disturbi solo per consolarmi e giustificarmi, quasi per crogiolarmi nel mio stesso comportamento…io penso che anche questa tentazione di non reagire sia parte della malattia, che arriva quasi a crearti un’identità specifica inserendoti in una sorta di “gruppo” (perchè ormai di questi disturbi, in effetti, soffrono moltissime persone). ultimamente, invece, quando leggo gli stessi blog provo solo una sconfinata tristezza, mi raccontano parti di me con cui sto male, con cui devo scendere a compromessi ogni giorno.
    torna a raccontarci, buona serata!

Scrivi un commento